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 Culti Arborei... di Admin
 
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Cultural diversity is a driving force of development, not only in respect of economic growth, but also as a means of leading a more fulfilling intellectual, emotional, moral and spiritual life. This is captured in the seven culture conventions, which provide a solid basis for the promotion of cultural diversity. Cultural diversity is thus an asset that is indispensable for poverty reduction and the achievement of sustainable development.

UNESCO
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Di Admin (del 23/05/2008 @ 13:57:12, in About us, linkato 309 volte)
Mission

Dear All,

It is our pleasure to welcome you to this website dedicated to the involvement of non-governmental organizations and civil society in topics related with the intangible cultural heritage.

To this purpose in addition we are also in progress of setting up a discussion forum.

The aim of this is to provide information on these issues and to connect interested people, in order to stimulate exchange of information and opinions and views about intangible cultural heritage.

As many know, the UNESCO Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage represents an important achievement concerning the recognition and advancement of cultural rights. Moreover, it has involved State Parties undersigning it in a consistent exercise towards the identification and study of their intangible cultural heritage.

The Convention recognizes and stresses also the important role of communities, groups and, where appropriate, individuals concerned, in such effort.

The possibility of exchanging experience and knowledge and the comparison with best practices, can help in exploring ways to be adopted or re-tailored to each specific context and help in avoiding mistakes.

Therefore, we hope this space will contribute to the achievement of the recognition of such important part of the cultural heritage which , if not appropriately perceived, may risk to be underestimated or be not identified entirely in its dimension which stands directly with the communities, groups and individuals with whom is its ownership and for whom such inheritance constitutes the legacy through time, from the past to the future throught the present.

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MOSTRE-SPETTACOLO E MUSEI:

 

 

I PERICOLI DI UNA MONOCULTURA E IL RISCHIO DI CANCELLARE LE DIVERSITÀ CULTURALI.

 

Un documento di ICOM Italia sottoscritto da AMACI, AMEI, ANMLI, ANMS, SIMBDEA

 

Premessa

Alla metà degli anni Settanta, l’innovazione introdotta dai “nuovi” Assessorati alla Cultura degli Enti locali puntò molto sulle mostre come strumento per innovare le politiche nel campo dell’arte e della cultura e per allargare la base sociale dei suoi pubblici. Fin dai suoi inizi la scelta di privilegiare gli eventi, insieme a un indubbio consenso per lo svecchiamento e la vivacizzazione di un ambito poco toccato dai grandi cambiamenti degli anni Sessanta, suscitò anche perplessità e dubbi sull’effettiva efficacia di un intervento pubblico più disponibile a favorire l’effimero che a riformare le istituzioni culturali esistenti.

 

Questa nuova disponibilità pubblica creò anche le condizioni per l’affermarsi di nuovi soggetti economici, attivi non solo nel campo delle mostre, ma anche in quello della musica, del teatro, dello spettacolo ecc., che iniziarono a influenzare le stesse politiche pubbliche, sovente determinate più dall’offerta che dalla domanda di cultura.

Nel settore delle mostre si è assistito non solo alla loro proliferazione, ma anche a una loro crescente differenziazione, a seconda che a gestirle fossero le istituzioni museali o gli enti, piccoli o grandi operatori privati, che si puntasse sulla valorizzazione delle collezioni esistenti o sulla loro circolazione, sul valore scientifico o sul ritorno economico, generando esposizioni di diversissima qualità e impatto, tanto sul piano economico e occupazionale quanto su quello culturale.

 

Va anche notato che in questo ambito si è assistito a un processo di differenziazione di scala degli eventi, con la concentrazione dei “grandi” eventi nelle mani di pochi gruppi economici, i soli in grado di sostenere la produzione di mostre di grandi dimensioni, dai costi sempre più elevati. La loro principale attrattività risulta legata  all’impatto mediatico che gli ingenti mezzi investiti in comunicazione e promozione suscitano. 

 

Negli ultimi dieci anni, il progressivo ridursi delle risorse pubbliche disponibili, nonostante l’intervento economico di supporto delle Fondazioni ex bancarie, ha finito con esasperare l’alternativa fra le politiche dell’effimero e quelle a favore del patrimonio e delle istituzioni culturali. Le grandi mostre (o mostre-evento o mostre-spettacolo) finanziate dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle Fondazioni ex-bancarie, spesso prive di qualsiasi relazione con la città e con il territorio sono entrate in un’oggettiva quanto impropria competizione con le istituzioni museali locali, depotenziandole, mortificandone l’attività e talvolta anche paralizzandole temporaneamente.

 

Molti professionisti e volontari dei musei italiani sempre più preoccupati per le ricadute di questa tendenza, si sono rivolti alle proprie associazioni chiedendo loro di prendere posizione contro un uso del denaro pubblico che finisce per sottrarre risorse essenziali non solo allo sviluppo, ma anche all’ordinaria gestione delle istituzioni pubbliche permanenti preposte alla conservazione, allo studio e all’esposizione dei beni culturali: i musei.

I punti critici

Le questioni che più toccano la comunità dei professionisti dei musei italiani, che trova rappresentanza in ICOM Italia e nelle altre Associazioni riunite nella Conferenza permanente delle associazioni museali italiane (ANMLI, SIMBDEA, ANMS, AMACI, AMEI), sono  in particolare le seguenti:

 

I problemi etici e deontologici connessi alla pratica di alcuni musei di “noleggiare” le proprie opere a terzi per iniziative espositive.

 

I costi esorbitanti delle mostre blockbuster che tendono a prosciugare i già risicati finanziamenti e ad assorbire quote rilevanti dei sempre più ridotti bilanci della cultura degli enti locali,  a scapito delle istituzioni permanenti, come i musei.

 

La competizione impropria che si determina tra le mostre-evento di natura prevalentemente commerciale e le attività delle istituzioni culturali permanenti, con conseguente drenaggio di risorse e visitatori a danno di queste ultime e conseguente rischio elevato di determinare nel medio lungo periodo una desertificazione culturale e una monocultura dell’evento.

 

L’opportunità che Enti locali e Fondazioni ex bancarie provvedano a investimenti di denaro pubblico così rilevanti su attività dal carattere marcatamente effimero.

Il gruppo di lavoro di ICOM Italia

Il Consiglio direttivo di ICOM Italia, in accordo con altre associazioni dei professionisti dei musei

(ANMLI, SIMBDEA, ANMS, AMACI, AMEI) ha costituito, nella propria riunione del 5 aprile 2008

un gruppo di lavoro sul tema Mostre e Musei, che ha prodotto un documento, approvato a

Mantova il 18 maggio dal Consiglio Direttivo di ICOM Italia e dall’Assemblea dei Soci.

 

Il documento è stato, quindi, firmato anche dalle associazioni: ANMLI (Associazione Nazionale dei Musei Locali e Istituzionali), SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici), ANMS (Associazione Nazionale dei Musei Scientifici), AMACI (Associazione dei Musei di Arte Contemporanea Italiani), AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani).

 

Questo documento, oltre a una serie di analisi, contiene delle Raccomandazioni che ICOM

Italia, e le altre associazioni museali sottopongono alle Pubbliche Amministrazioni e al pubblico

dibattito e confronto.

 

 

1.    Le grandi mostre  (o meglio: le mostre-evento a carattere commerciale, dette anche blockbuster = “spaccabotteghini”) sono un fenomeno affermatosi da più di un secolo; da non rifiutare a priori (perché di per sé esse possono costituire anche un fattore positivo di sviluppo e diffusione della cultura, come lo furono le grandi Esposizioni nel secolo XIX) ma da non lasciar proliferare senza controllo; e, soprattutto, da non confondere con i musei e la loro missione.

 

Le Amministrazioni non possono chiedere ai musei di competere con le mostre evento e con i costi e profitti che esse generano, alla ricerca di una redditività – mediatica, politica, economica – che non corrisponde a quella che prima di ogni altra può e deve offrire il museo, che è invece culturale ed educativa.

 

Come ha evidenziato una recente ricerca commissionata dalla Regione Lombardia all’Università Bocconi su due eventi realizzati nell’arco del 2006 ( la Mostra “Gauguin-Van Gogh: l’avventura del colore nuovo” a Brescia e il Festival della Letteratura di Mantova) : “In Italia ogni anno vengono allestite più di 1600 mostre: per ogni grande successo vi sono decine di dolorosi fallimenti […] i tempi sono maturi per riconoscere che anche nel settore delle mostre, come nel mercato dell’editoria, esistono prodotti differenti che si rivolgono a pubblici diversi: mostre best seller e mostre di nicchia…” . Nell’introduzione alla ricerca si afferma inoltre “che in Italia non vi è spazio per più di due progetti espositivi dotati di caratteristiche simili e allestiti simultaneamente in aree distanti non più di 300 km. Il mercato è piccolo e il pubblico, come si è desunto dai dati sulle frequenze di visita, è prossimo al raggiungimento di soglie di saturazione quasi fisiologiche.”

 

In un precedente saggio (Gli eventi espositivi 1990-2002)  lo stesso autore della ricerca, Guido Guerzoni, osservava che il modello di marketing su cui esse si basano è obsoleto, fondate come sono “sulla convinzione che l’incremento sostanziale del numero di visitatori produca effetti benefici in termini economici. Tale convinzione risulta paradossalmente contraria alle attuali tendenze del marketing management delle imprese, che tende invece a privilegiare la personalizzazione del sistema di offerta, la fidelizzazione della customer-base, la microsegmentazione. [...]

 

Il popolo delle mostre ha un budget di risorse e tempo limitato. É impensabile che tutte le grandi mostre organizzate nel Nord Italia possano avere successo perché il bacino del pubblico è quello che è, e quello rimane: il successo mantovano è pagato da Cremona e Ferrara, quello trevigiano da Trieste e Padova, quello aretino da Siena e Livorno, etc.”

 

Come accertano le molte ricerche sull’argomento, il frammento di popolazione che frequenta manifestazioni artistiche è definito e si limita ad aumentare impercettibilmente di anno in anno. Ne consegue che le mostre tendono inevitabilmente a sottrarre visitatori ai musei e che, come tutti noi abbiamo sperimentato, l’effetto è di medio-lungo periodo.

 

Sulla base dei dati in nostro possesso ci è anche possibile contraddire un’altra argomentazione usata dai fautori delle mostre: il dato che il pubblico toccato per la prima volta dall’arte in queste mostre-evento vada successivamente ad incrementare il pubblico dei musei. Basti citare il caso del Museo di Santa Giulia di Brescia, che prima delle grandi mostre organizzate dalla società Linea d’Ombra era arrivato con le sue attività a sommare 93.759 visitatori (2003), numero che nel 2007 si è drasticamente ridotto a 38.187, ovvero a un livello di gran lunga inferiore a quello raggiunto nel 1998  (48.000 circa).

 

È vero invece che i musei si devono conquistare il proprio pubblico con le attività scientifico-didattiche quotidiane, con propri eventi, con il radicamento profondo nella società che li circonda. E anche con mostre proprie che vedano protagonisti i musei, le loro collezioni, le loro ricerche, i loro restauri, la loro missione.

Per i musei, quindi, le mostre sono un necessario laboratorio di idee e di esperienze: ma a patto che esse siano legate al museo che le produce o che partecipa alla loro produzione.

 

É  noto che gran parte dei musei stranieri organizza proprie mostre, anche con grande successo di pubblico. Viene perciò naturale chiedersi per quale ragione ai musei italiani sia negata tale possibilità di crescita, a tutto vantaggio di spazi espositivi autonomi o di operatori occasionali con finalità di lucro che interagiscono con il museo sollecitando e ottenendo il disallestimento di intere collezioni per cedere spazi a mostre piovute dall’alto.

 

 

Raccomandazione n. 1

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni, alle Fondazioni ex-bancarie e ad altri sponsor/mecenati di distinguere i finanziamenti per le mostre-evento effimere e commerciali  da quelli per le istituzioni culturali permanenti e di finanziare queste ultime con maggiore costanza e altrettanta generosità, visto il loro duraturo  ruolo educativo e sociale  verso i più diversi tipi di pubblico e il dovere di conservare integri (anche moralmente)  i patrimoni dei musei per le prossime generazioni. I finanziamenti agli eventi effimeri non possono soverchiare e annientare quelli alle istituzioni culturali permanenti; pena il rischio di cancellare le indispensabili diversità culturali.

ICOM Italia raccomanda che  i direttori e il personale tecnico-scientifico dei musei siano coinvolti  nella programmazione delle attività espositive anche se realizzate in altre sedi,  partecipino alla loro ideazione e progettazione anche quando esse siano organizzate da soggetti esterni; a tutela della loro scientificità, della valorizzazione delle risorse locali, dei patrimoni del territorio e delle istituzioni culturali locali (musei, università, Associazioni, ecc.); evitando anche che esse siano qualitativamente deficitarie, ripetitive, eteroprodotte e senza valore aggiunto culturale per la città e le sue istituzioni.

 

 

2.      I musei-spettacolo e i loro costi materiali e morali.

Oltre alle “grandi” mostre-spettacolo, nell’ultimo decennio del secolo XX e nel primo del sec. XXI, anche nel mondo dei musei europei si sono sempre meglio delineate  pericolose tendenze dominanti: la costosa spettacolarità di edifici e di allestimenti, che attirano i consensi dei media; la commercializzazione e privatizzazione delle attività; il tentativo di far assomigliare il museo a una impresa for profit.

 

A fronte di tale fenomeno, nel passaggio tra i due millenni si va altrettanto nettamente affermando una economia basata sulla conoscenza e sulla creatività; l’ascesa di nuovi soggetti sociali e quindi di nuovi pubblici; la trasgressione delle frontiere intellettuali; la contaminazione dei saperi; la crescita di città multietniche e multiculturali, le cui comunità chiedono strumenti per ridefinire o definire le proprie identità. Tra questi strumenti un ruolo sempre più importante sembra toccare all’istituzione museo, come luogo di produzione culturale e di rappresentazione delle identità dei nuovi cittadini. I musei sono quindi responsabili di una sempre più diffusa e approfondita opera di educazione, che ha raggiunto segmenti di pubblico, e gruppi sociali che non si erano ancora avvicinati ai musei.

 

Non si deve dunque dimenticare che i musei sono anzitutto un luogo di pensiero, di memoria, di riflessione, di ricerca continua; il che può voler dire anche di contraddizione e di contestazione nei riguardi di tutto quanto li circonda. Se essi possono dunque stare tranquillamente alle regole di un mercato civile, non possono certo assecondare la tendenza a fare di quella economica l’unica cultura riconosciuta.

 

La cultura ha bisogno assoluto della varietà e della complessità, da vivere come una ricchezza e non come un problema. Il rischio che accomuna i grandi musei-spettacolo e le mostre-evento è infatti quello di produrre attorno ad esse la desertificazione culturale, ovvero la perdita di una risorsa fondamentale qual è la diversità.

Ciò significa anche la cessazione delle attività di elaborazione e produzione culturale da parte dei musei. Si tratta di un danno sociale a lungo termine, non sufficientemente percepito, ma esiziale per la società della conoscenza e della formazione. Poiché questo modello di società è l’unico che nel contesto della globalizzazione assicura ancora al nostro Paese un vantaggio competitivo, non si tratta quindi solo di un danno culturale e sociale enorme, ma anche di un vero e proprio danno economico.

 

 

Raccomandazione n. 2

ICOM Italia  chiede alle Pubbliche amministrazioni,  alle Fondazioni ex-bancarie e ad altri sponsor/mecenati di finanziare le attività istituzionali, di ricerca, educative e sociali dei musei per i loro valori  permanenti, evitando di porle in alcun modo in un’oggettiva competizione con eventi espositivi a carattere effimero; in modo tale da affermare sempre più il valore di una cultura non consumistica e di una economia basata sulla conoscenza e la creatività.

 

 

3.    Problemi etici e deontologici, anche in relazione alla missione dei musei contemporanei.

Le domande che ci poniamo sono gravi: dove stanno andando alcuni grandi musei? É  ammissibile che essi prestino a pagamento le proprie opere? 

Il Codice di deontologia dell’ICOM per i musei, vigente dal 1986, all’art.2.16 enuncia chiaramente il principio che “le collezioni dei Musei sono state costituite per le comunità di cittadini e non devono essere in nessun caso considerate degli attivi finanziari.”  Il prestito a pagamento rischia di introdurre nei musei un pericoloso slittamento di senso dello stesso status delle collezioni e l’idea che esse siano costituite da oggetti commerciabili e non da beni inalienabili. Il presidente del Comitato ICOM per la deontologia, Geoffrey Lewis, ha sempre affermato che le collezioni dei musei devono essere considerate un patrimonio comune e perenne, per principio inalienabile. Ovvero diremmo noi, una risorsa non rinnovabile, che pertanto esige una politica orientata alla sostenibilità.

 

Il prestito di opere a pagamento, oltre a comportare il rischio di una lievitazione generale dei costi delle mostre, e conseguentemente a emarginare le istituzioni che non hanno le risorse necessarie per sostenere anche questo costo, si colloca in una logica di mercato privato dei beni culturali, antitetica al concetto stesso di museo come pubblico servizio. Il museo è un servizio pubblico, perché finanziato con risorse pubbliche e perché è aperto e posto a disposizione del pubblico che contribuisce alla formazione delle sue collezioni, alla loro conservazione, al loro studio e alla loro comunicazione ed esposizione, acquisendo il diritto che esso operi al servizio della società e del suo sviluppo.

Nel momento in cui le collezioni, fondamento e ragion d’essere del museo, sono piegate a una logica di pura redditività il fine pubblico del museo passa in secondo piano, sostituito da una logica di profitto privato.

 

 

Raccomandazione n. 3

ICOM Italia chiede ai musei italiani privati e pubblici di non praticare le loan-fees sui prestiti delle proprie opere a mostre, in modo da non mettere a rischio il valore immateriale e non commerciale dei beni culturali, anche in ossequio al dettato delle recenti modifiche al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che vietano di considerare i beni culturali come merce e  per non essere costretti, in un momento di progressiva riduzione delle risorse pubbliche, a prendere decisioni motivate esclusivamente da un immediato beneficio economico e non da considerazioni di opportunità culturali.

ICOM Italia si impegna a porre questa questione in sede internazionale al Comitato per la deontologia dell’ICOM, avviando sin d’ora i contatti con i Comitati ICOM nazionali e internazionali affinché questo impegno coinvolga i musei e i professionisti di tutti i paesi interessati.

 

 

4.    Costi, vantaggi e problemi economici.

Le mostre di massa non sono operazioni redditizie per la collettività, non si autofinanziano mai completamente, e richiedono perciò cospicui contributi in denaro da parte degli enti pubblici, non di rado superiori al 50% del loro costo. Anche le vantate ricadute/benefici sul territorio sono state, come indicato dai risultati di ricerche specifiche, molto inferiori alle aspettative, limitate a categorie economiche che raramente partecipano alla copertura del costo e comunque di breve durata. 

A fronte dell’esborso richiesto alla collettività, i processi decisionali connessi a tali eventi sono quasi sempre del tutto estranei alla comunità di riferimento, anche economica, poiché la loro organizzazione “chiavi in mano” è affidata interamente ad attori esterni alla comunità stessa.

Anche il decantato ritorno in termini di marketing turistico risulta opinabile, muovendo tipologie di visitatori con bassissima ricaduta territoriale (turismo giornaliero “mordi e fuggi”).

Effetti positivi e permanenti sul turismo si possono viceversa ottenere con la valorizzazione di quanto di peculiare ogni sito conserva e che nei musei locali ha un punto di forza.

L’investimento sui musei è un beneficio duraturo per le città; come hanno dimostrato, ad esempio, i grandi investimenti in Germania sui vecchi e nuovi musei a Berlino e a Monaco di Baviera.

 

 

Raccomandazione n. 4

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni, ai privati gestori dell’organizzazione delle mostre  e alle Fondazioni ex-bancarie di rendere pubblici e trasparenti i bilanci delle mostre e di svolgere indagini prima e dopo le mostre sul gradimento del pubblico e sull’impatto turistico, economico e culturale complessivo sul proprio territorio di tali eventi, anche nel medio-lungo periodo. Ovvero di adottare metodi di indagine e indicatori di successo o insuccesso complessi, quali i Balanced Scorecards (BSC), superando i limiti della contabilità economico finanziaria tradizionale.

 

                                                                                                       

5.    Gli effetti “collaterali sulle istituzioni permanenti (musei, biblioteche, teatri,…).

Per recuperare risorse economiche da destinare alle mostre-evento le Pubbliche Amministrazioni molto spesso procedono diminuendo i fondi destinati ai musei, anche riducendoli alla mera sopravvivenza; non di rado tenendoli chiusi, o trovandosi costretti a diminuirne l’orario di apertura.  Sempre più spesso per trovare uno spazio alle mostre  si è arrivati addirittura a smantellare allestimenti museali onerosi, finanziati dalle stesse Pubbliche Amministrazioni, o sono stati realizzati edifici semipermanenti, destinati a ospitare i servizi commerciali delle mostre, anche in aree di interesse monumentale, vincolate dalle Soprintendenze.

Casi del genere si contano numerosi, e negli ultimi dieci anni hanno coinvolto tra gli altri, ad esempio, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, il Museo Civico di Bassano e il Museo di Santa Giulia a Brescia.

 

Quando un museo viene smontato e le collezioni sono ricoverate nei depositi per far posto ad attività effimere come le mostre, i donatori, una risorsa fondamentale per assicurare la continuità dell’attività collezionistica di un museo, se ne allontanano, con danni che si risentono a lungo termine.

 

Un esempio di desertificazione culturale e di danno collaterale al sistema museale locale è quello di Treviso, dove una lunga sequenza di mostre blockbuster ha messo in ginocchio la fragile realtà museale locale, che a distanza di anni stenta ancora a riprendersi. Studi approfonditi del CISET, il Centro internazionale di studi sull’economia del turismo, commissionati dalla Provincia di Treviso, hanno dimostrato che l’economia turistica della Marca Trevigiana non ha tratto alcun beneficio duraturo da tali mostre e che, viceversa, la lenta crescita di arrivi registrata negli ultimi anni è dettata sì da fattori “culturali”, ma connessi al patrimonio e alla valorizzazione delle peculiarità territoriali.

 

Un ulteriore esempio di ciò che non deve accadere e degli effetti della crisi finanziaria in cui vertono i musei a fronte di investimenti poco lungimiranti in eventi di natura temporanea, ci viene dallo Stato, ovvero da quanto è accaduto in occasione delle festività di aprile e maggio 2008, quando il Ministero (imitato anche da molti Comuni) non è stato in grado di tenere aperti i musei a causa della mancanza di personale o dei fondi necessari a pagare gli straordinari. Le proteste dei turisti e dei visitatori delusi a Firenze e a Napoli hanno raggiunto con rabbia i responsabili e tutti i media. Gli operatori turistici hanno quantificato i considerevoli danni economici: solo a Firenze essi sono stati stimati in circa 2,5 milioni di Euro per la sola chiusura il 1° maggio degli Uffizi e dell’Accademia.

 

Parrebbe superfluo ricordare, ma non lo è, che le Pubbliche Amministrazioni sono impegnate dallo stesso dettato costituzionale a preservare le “biodiversità” nel vasto campo delle attività culturali. Le mostre commerciali che drenano risorse e visitatori ai musei rappresentano un fattore concreto di rischio,  in quanto favoriscono di fatto la desertificazione culturale e la monocultura dell’evento spettacolo.

 

I cittadini, oggi più che mai, chiedono ai musei di preservare e rappresentare le identità locali e vedono nei propri musei lo scrigno dei tesori del proprio territorio, emblema di un senso di appartenenza a un territorio e a una comunità. Le comunità chiedono strumenti per ridefinire o definire le proprie identità. Tra questi strumenti i musei possono svolgere un ruolo di primaria importanza se posti nelle condizioni di sviluppare attività rivolte innanzitutto al pubblico di prossimità, ma tali anche da favorire un turismo di qualità che, se diffuso e commisurato alle capacità ricettive di un territorio, costituisce un fattore di sviluppo durevole e di crescita civile e culturale. Esempi di “protezionismo” anche eccessivo stanno a dimostrarlo: in Sicilia e in Calabria alcuni Comuni hanno rifiutato di prestare i loro capolavori archeologici alla mostra promossa a Mantova in questi mesi; a Firenze si è contestata duramente la partenza di capolavori degli Uffizi verso il Giappone. Si tratta di elementi di riflessione da non sottovalutare, segnali di un “orgoglio” che va meglio motivato e che soprattutto non può essere limitato alle pur significative denunce dei danni subiti dagli operatori turistici.

 

Raccomandazione n. 5

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni e alle Fondazioni ex-bancarie di incrementare e, comunque, di non ridurre i finanziamenti destinati ai musei e alle loro attività primarie, evitando di finanziare solo eventi temporanei e di impegnarsi al fine di evitare che una “monocultura”,  come quella delle mostre-spettacolo si espanda distruggendo il differenziato patrimonio genetico dei territori culturali.

ICOM-Italia chiede alle pubbliche amministrazioni di valutare la sostenibilità delle politiche culturali nel loro complesso  ponendo attenzione alla diversità delle culture locali, nello spirito del dettato costituzionale dell’art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura  […]  Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

 

 

 

6.    La distorsione delle percezioni dei valori storico artistici e culturali.

La monetizzazione continua e insistita (esplicitata dalla valutazione in denaro delle opere esposte anche durante le visite guidate !!!) porta il pubblico (soprattutto i giovani) a credere che i beni culturali siano una specie particolare di merce. L’esaltazione delle opere d’arte feticcio porta poi a considerare tutte le altre invisibili, ininfluenti. Con la conseguente perdita dei valori e dell’importanza dei contesti storici, artistici, naturalistici, per la conservazione dei quali abbiamo tanto lottato.

 

L’isolamento dei capolavori è un retaggio di matrice idealistica che ha già prodotto troppi danni nella nostra cultura per poter ancora influenzare, sia pur inconsapevolmente, le scelte pubbliche e private in materia di patrimonio culturale.

Un ulteriore danno collaterale è dettato dalla distorsione che tali mostre generano nella stessa percezione dei “valori” dei diversi fenomeni culturali. La sovraesposizione mediatica di correnti come l’Impressionismo ha, per esempio, radicato nel pubblico la convinzione, priva di fondamento, che in quel periodo si siano concentrati i migliori artisti di tutti i tempi.

 

Come afferma Guido Guerzoni commentando “Gli eventi espositivi 1990-2002”:… “le mega-mostre […] hanno destabilizzato gli equilibri del settore, modificando la nozione stessa di “fruizione culturale” nel pubblico più ampio, che rischia di assimilare il “consumo culturale” a una qualsiasi altra forma di consumo, snaturando il ruolo e le funzioni di molte istituzioni e vanificando i tentativi di operare un riequilibrio tra centri e periferie, metropoli e provincie, tra istituzioni antiche e recenti, tra piccole e grandi realtà”. [...] I centri di piccole e medie dimensioni, che costituiscono l’ossatura del sistema di offerta nazionale, sono stati le prime vittime del processo di spettacolarizzazione e mediatizzazione delle attività culturali iniziato negli anni ’80…”.

 

Il più irreparabile e il più grande dei rischi per i musei è, inoltre, quello di perdere agli occhi del pubblico il loro status simbolico di contenitore di valori non mercantili, non scambiabili, necessari alla conoscenza della storia umana, e al riconoscimento della propria appartenenza sociale.  Non è tanto da temere la perdita degli sponsor o dei visitatori, ma la fuga dei mecenati, dei donatori, dei collezionisti, dei cervelli, dei volontari; e, peggio ancora, delle opere che i musei conservano.

 

 

Raccomandazione n. 6

ICOM Italia  richiama i musei pubblici e privati a porre attenzione, nello svolgimento delle proprie attività didattiche, culturali e di comunicazione con il pubblico, al ruolo/status del Museo come contenitore di valori non mercantili, non scambiabili, necessari alla conoscenza della storia umana; a non creare opere-feticcio a scapito delle altre, con il rischio di arrivare a una omologazione monoculturale; e a spingere i musei a coltivare e incoraggiare i volontari, i donatori, i mecenati, i collezionisti, gli studiosi, i quali sono una parte di pubblico determinante per il futuro dei musei stessi.

  

Milano, 14 giugno 2008

http://www.icom-italia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=223&Itemid=186

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:06:30, in News, linkato 13 volte)
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26.07.08 A GENOVA

Al Goa-Boa Festival con il concerto di Manu Chao di sabato 26 luglio 2008 a Genova per celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e per invitare tutti a fare qualcosa di concreto per difenderli e promuoverli.

L'iniziativa è sostenuta dal Comitato nazionale per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani promosso dalla Tavola della Pace, dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i diritti umani, dal Centro diritti umani dell'Università di Padova, dal Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, dal organizzatori del Goa-Boa, l’Associazione Psyco e da centinaia di associazioni ed enti locali.

Il Comitato nazionale, in sintonia con l’Onu, ha promosso l’Anno dei Diritti umani sollecitando l’impegno concreto del mondo politico, del Governo, del Parlamento, di tutte le istituzioni pubbliche, accademiche e culturali, degli organi d’informazione e in particolare del servizio pubblico radiotelevisivo, degli enti locali e regionali, delle scuole, dei sindacati e dell’intera società civile. In quell’occasione, a pochi giorni dall’inizio delle olimpiadi 2008 di Pechino, il Comitato lancerà un forte appello per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo, cominciando dal nostro paese e dalle nostre città.

Tutti siamo coinvolti. La difesa dei diritti umani è una responsabilità di tutti e di ciascuno: non la possiamo affidare ad altri.

Da Genova partirà una vasta mobilitazione che culminerà il 10 dicembre 2008, giorno in cui ricorre il 60° anniversario della proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani effettuata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948. Tutti sono invitati a partecipare promuovendo una iniziativa a favore dei diritti umani: convegni, dibattiti, proiezioni, concerti, manifestazioni, spettacoli teatrali, performance, gare sportive...

Il concerto del 26 luglio ospiterà interventi di attivisti dei diritti umani e di personalità della cultura e dello spettacolo. Giuliano Montaldo girerà dal palco il primo cortometraggio del film collettivo no-profit ALL HUMAN RIGHTS FOR ALL: 30 corti ispirati ai 30 articoli della Dichiarazione Universale, prodotto dall’Associazione Rinascimento nell’ambito del progetto “Human Rights Day 2008” che ha come principale obiettivo quello di coinvolgere nella campagna di sensibilizzazione anche il mondo del cinema, della televisione, della musica e dello spettacolo.

Per saperne di più clicca su www.perlapace.it

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:06:00, in Education, linkato 17 volte)

 

Tools for Teaching

Provides ideas and resources for educators to inspire their use of italian traditional music and dance.

Free resources:

  • Audio Explore: Italian history and culture through song lyrics, dance, and instrument demonstrations.
  • Videos  Explore: Watch music performances, instrument demonstrations, and interviews.
  • Education Kits: Educational resources from ICHNet.
  • Connecting Cultures: music of the Mediterranean: North Africa, Southern Europe and the Western reaches of Asia.
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Di Giuseppe Torre (del 22/05/2008 @ 18:05:00, in Document, linkato 1032 volte)
Article 15 – Participation of communities, groups and individuals

Within the framework of its safeguarding activities of the intangible cultural heritage, each State Party shall endeavour to ensure the widest possible participation of communities, groups and, where appropriate, individuals that create, maintain and transmit such heritage, and to involve them actively in its management.

CONVENTION FOR THE SAFEGUARDING OF THE INTANGIBLE CULTURAL HERITAGE
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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:05:00, in Document, linkato 23 volte)
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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:04:00, in Document, linkato 405 volte)

Impacts of Tourism on the Transmission of Intangible Heritage

The traditions and practices that constitute intangible or ‘living’ heritage are anchored in social systems that, at the same time, enrich it and sustain its continuity.

By the 2003 Convention’s definition, intangible heritage is “transmitted from generation to generation.”

Tourism’s impact on intangible heritage can therefore be examined in terms of how it affects this essential process of transmission. The transmission of cultural practices and traditions occur within a social structure. For example, a dyadic structure consisting of master-apprentice, father-son, or mother-daughter characterizes the learning and transmission of many traditional arts and crafts. Transmission also entails an incentive for parties (of the dyad, for example) to transmit and receive instructions.

Tourism has the potential to undermine this social basis for transmission for many reasons, one of which is that it proffers the wrong incentive for parties. Although many believe, correctly, that tourism enhances economic incentives for ICH transmission, they err in ignoring that a sense of identity, societal status and honour, cultural prestige, and recognition underlie the core basis of ICH transmission.

Artisans learn their craft because their parents hand it over to them regardless of any economic incentive and because through it they fulfil their cultural obligations, develop their self-concept, fortify social structure and affirm the uniqueness of their heritage.

Sadly, tourism often casts traditional arts and crafts or cultural performances as ‘careers’ or livelihood and commodities, available for the consumption and appropriation of visitors. In one of its worst manifestation, satiating tourism’s demands for traditional artwork and crafts have resulted in industrialization, often detached from the social foundation of its transmission and dissociated from the culture such artwork purports to represent, as has been the case with Australian aboriginal arts and crafts manufactured in Taiwan.

There is hope in the example of Laotian woven textiles wherein cooperative and organized groups of women from the community collectively weave not only to earn a respectable living but in doing so strengthen the social context and processes under which the tradition of weaving takes place, allowing them to continue to express traditional symbols and myths through their handiwork and transmit it to their daughters. They thus continue to own the trade (and tradition), and even as tourists increasingly buy their goods, their purchases directly provide an economic benefit. It is most likely for this reason that Laotian women maintain a strong desire to continue the craft of weaving instead of seeking other forms of livelihood in the employ of hotels and other tourist facilities.

Tourism may also distort traditional systems of transmitting knowledge and skills in performing arts. Such skills are often taught and learned in informal or semi-formal contexts, combining a long-term exposure to performances, an initial involvement as listener or spectator, building toward attempts to try one’s own skill at performing, and culminating in full-fledged performance. In other cases, formal systems of long-term apprenticeship and training are involved, with master performers responsible to pass on knowledge and techniques to novice performers.

Such formal training may take years or even decades. As tourism creates a demand for increased quantities of performances but often with lower quality, formal education systems such as arts academies and conservatories replace and disrupt traditional transmission systems.

The negative effects on transmission of heritage are multiplied when such academies and conservatories teach outsiders to perform distorted versions of a community’s traditions for the enjoyment of other outsiders.

Source: UNESCO-EIIHCAP Regional Meeting Safeguarding Intangible Heritage, Hué, Viet Nam - 11-13 December 2007

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:03:00, in News, linkato 15 volte)

Claude Lévi-Strauss is celebrating his hundredth anniversary this year.

As a tribute to his life and work, the UNESCO Courier will devote its next issue to the famous anthropologist.

A selection of articles he wrote for our magazine since the beginning of the 1950s, unpublished documents, as well as his photos and sketches since the 1930s will be made available.

You will be able to listen to his lecture on “Race and Culture” at UNESCO in 1971, a recording made public for the first time.

The Courier will also present the video of his speech on the occasion of the celebration of our Organization’s 60th anniversary in 2005

Source: Unesco Courier

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:02:00, in News, linkato 14 volte)

 

Conflicts have always represented a serious threat to the integrity of cultural property. The 1954 Hague Convention is the first international multilateral treaty with a universal scope which is exclusively centred on the protection of cultural goods in the event of armed conflict.

Two Protocols, of 1954 and 1999, supplement and reinforce the provisions of the Convention, in particular with regard to the safeguarding and respect of cultural property.

Source: Unesco Courier

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:01:00, in News, linkato 21 volte)

Une fête qui n’a pas manqué d’entrain "Giuliana de Donno nous dévoile les secrets de la harpe, un instrument pas assez joué dans le patrimoine musical arabe et qui, pourtant, mérite tout le respect et l’intérêt". Giuliana De Donno

Parallèlement à l’exposition «Magie de l’ambre» dont le vernissage a eu lieu le mercredi 28 mai à 18h30 à la galerie du 2e étage du Musée national du Bardo, un concert de musique instrumentale «Au sud du monde» a été donné à la salle de musique Virgile, au 1er étage.

Excellente idée que celle d’avoir pensé à concilier l’archéologie, le patrimoine et la musique. Ce mélange, qui a de quoi surprendre, a été du goût du public très, très nombreux.

Le cadre fort enchanteur des lieux exige habituellement tout le respect, la retenue et le silence; des notions essentielles pour permettre au visiteur de s’imprégner du pouvoir de ces objets qui viennent du fin fond de la nuit et qui supposent une attention particulière.

La cérémonie a été inaugurée avec beaucoup d’éclat par le ministre de la Culture et l’ambassadeur d’Italie. Le diplomate chancelier a tenu à rappeler que cette superbe exposition itinérante a choisi Tunis comme première étape, avant de poursuivre son parcours dans les Amériques.

Les subtilités de la harpe Le second volet de la manifestation (le premier volet étant le vernissage de l’exposition consacrée à la magie de l’ambre qui se décline à travers les amulettes, bijoux et autres accessoires et pièces antiques provenant de la Basilicate, datant de plusieurs siècles avant notre ère) était musical, avec une harpiste de grande renommée et, ce qui ne gâte point les choses, de grande séduction.

Elle s’appelle Giuliana de Donno et elle est accompagnée à la percussion par un sulfureux garçon, Massimo Cusato. Il est génial dans sa façon de jouer, de bouger des mains, des pieds et de tout le corps jusqu’à vous communiquer l’excitation joyeuse de vouloir à tout prix vous plonger dans l’exubérante tarentelle de la belle Italie méridionale.

Giuliana, divine harpiste, a été exaltante dans sa maîtrise des trois harpes. Elle a mis tant de sensualité, de force et d’énergie qu’on a fini par oublier la harpe pour nous concentrer sur les cordes qu’elle pinçait avec toute la volupté qui se dégageait de ses doigts.

Habile et experte, Giuliana a joué des différentes harpes: la celtique, pièce centrale du monde celte, la paraguayenne, instrument de légende du patrimoine musical latino-américain, et enfin la harpe populaire de l’Italie du Sud, de Viggiano; une pièce en bois très ancienne, elle date des années 1850 et elle vient d’être restaurée.

Giuliana est vraisemblablement la seule harpiste au monde à jouer encore de cet instrument. Remarquable par sa grâce naturelle et son adresse dans les cordes, elle a triomphé et c’est peu dire!

Barbara Terenzi, anthropologue, n’a pas tari d’éloges sur Giuliana qui, à son avis, «a créé la magie en établissant, de manière inexplicable, le lien entre la percussion et la harpe. C’est un challenge que cette entreprise difficile dans laquelle Giuliana s’est engagée, comme pour relever un défi. Elle qui est de la Basilicate et lui, Massimo Cusato, le Calabrais de Locri, sont porteurs d’une tradition différente et pourtant, ils ont atteint une certaine forme d’harmonie de l’âme qu’ils recherchent désespérément à travers les échanges de cultures qu’ils tentent de découvrir à travers le périple qu’ils viennent d’entreprendre par la magie du voyage musical dans le monde féerique de “Au sud du monde”».

Le prochain spectacle de la harpe est prévu pour ce soir, à 20h30 à la Basilique Saint-Louis de Carthage. Giuliana de Donno et Massimo Cusato seront rejoints par le Romain Raffaello Simeoni, le soliste vocal qui joue aussi de l’harmonica, des plectres et d’autres instruments à vent.

Adel LATRECH

http://www.lapresse.tn

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Di Admin (del 21/05/2008 @ 10:57:46, in News, linkato 36 volte)

Concorso Fotografico

“Carpino Folk Festival e il Patrimonio Immateriale del Gargano” - Premio Rocco Draicchio

Il Premio Rocco Draicchio” è rivolto a fotografi professionisti e dilettanti di ogni provenienza.

Tema del Concorso:

Attraverso la forza comunicativa della fotografia si vuole dar luce alla diversità delle bellezze storico/culturali e delle tradizioni del territorio garganico, dando particolare rilievo ai diversi aspetti e colori che caratterizzano il festival della musica popolare che vuole essere non solo il principale attore dell'animazione culturale del Gargano, ma anno dopo anno, lo strumento per promuovere e valorizzare tutte le risorse, da quelle naturalistiche a quelle alimentari, dai beni intangibili al patrimonio storico ed architettonico.

Premi Sono previsti i seguenti premi: 500 € primo classificato 300 € secondo classificato

Per informazioni: - www.carpinofolkfestival.com

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Di Admin (del 02/05/2008 @ 17:35:48, in Document, linkato 76 volte)

Jean-Pierre Dalbéra

Conseiller pour la recherche
Musée des civilisations de l'Europe et de la Méditerranée
Ministère de la Culture

Pubblications:

http://www.slideo.com/espace/?jpd

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Di Admin (del 02/05/2008 @ 16:32:19, in News, linkato 80 volte)

La Lucania è ancora oggi in Italia una delle terre più ricche di tradizioni popolari e di forme espressive coreo-musicali legate al mondo agropastorale.

Questo studio di ben 528 pagg. rappresenta il viaggio attualmente più documentato sulla cultura musicale di tale regione, frutto di trenta anni di ricerche sul campo e di ulteriori approfondimenti storici.

Gli strumenti musicali sono stati analizzati sia dal punto di vista organologico ed etnomusicologico, sia da un'ottica socio-antropologica.

Emergono fra tutti soprattutto quegli oggetti sonori che più caratterizzano la vita musicale della Basilicata: la zampogna a chiave a quattro canne diseguali, la surdulina, l'arpicella viggianese e la chitarra battente cilentana.

Ma lo sguardo dello studioso cerca soprattutto di penetrare nella biografia dei suonatori, nel loro ruolo di officianti a servizio della comunità e nella relazione che intercorre tra la pratica musicale e il rituale festivo.

Nel lungo capitolo sull'arpa pastorale, il fenomeno è inquadrato storicamente con il supporto di numerose testimonianze scritte e figurative, ma se ne analizzano anche le ragioni del declino e le tracce degli ultimi suonatori documentati negli ultimi 20 anni.

Il testo è anche un ampio album di fotografia etnografica e contiene, oltre ad un cd con un'antologia significativa di 25 brani originali, anche alcune decine di trascrizioni musicali con finalità didattiche.

Prof. Giuseppe Michele Gala - Edizioni SGA - Bologna 2007

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Di Admin (del 02/05/2008 @ 16:26:31, in News, linkato 65 volte)

Condotto da Marcella Griffini con la consulenza scientifica a cura di Kurumuny Edizioni.

Ogni mercoledì alle 17.30 su Radio Salentina

FM salento 92.8 mhz

Streaming www.radiosalentina.com

Info 0836 574388 - numero sms: 333 5815021

controcanti@radiosalentina.it

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Di Admin (del 02/05/2008 @ 09:51:49, in ICHnet Database, linkato 58 volte)
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Di Admin (del 30/04/2008 @ 17:10:26, in News, linkato 72 volte)

All'interno del nuovo ciclo denominato "Caleidoscopio Lucano", il Circolo La Scaletta ha in programma - nel mese di maggio - un percorso culturale di quattro appuntamenti, avente per tema "La magia nell'antichità" e curato da Maria Torelli, antichista e studiosa di filologia classica.

Sarà delineato l'antico sentire collettivo attraverso credenze, magie, riti le cui proiezioni permangono nella cultura popolare del Mediterraneo.

Il primo appuntamento, in programma domenica prossima - 4 maggio - con inizio alle 19:00, tratterà "Il sentire magico nel Mediterraneo da Omero all'età tardo-antica".

Seguiranno gli altri incontri su "Maghi di Grecia" (lunedì 12 maggio), "Medea: storia di una maga" (lunedì 19 maggio) e "Maghi a Roma" (lunedì 26 maggio), sempre allo stesso orario, nei locali del Circolo La Scaletta, Via Sette Dolori, 10 - Rioni Sassi di Matera.

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Di Admin (del 02/04/2008 @ 17:41:24, in Document, linkato 61 volte)

[Eng] [Ita]

Digital technology is changing our politics.

The World Wide Web is already a powerful influence on the public's access to government documents, the tactics and content of political campaigns, the behavior of voters, the efforts of activists to circulate their messages, and the ways in which topics enter the public discourse.

The essays collected here capture the richness of current discourse about democracy and cyberspace.

Some contributors offer front-line perspectives on the impact of emerging technologies on politics, journalism, and civic experience.

What happens, for example, when we increase access to information or expand the arena of free speech?

Other contributors place our shifting understanding of citizenship in historical context, suggesting that notions of cyber-democracy and online community must grow out of older models of civic life. Still others consider the global flow of information and test our American conceptions of cyber-democracy against developments in other parts of the world. How, for example, do new media operate in Castro's Cuba, in post-apartheid South Africa, and in the context of multicultural debates on the Pacific Rim?

For some contributors, the new technologies endanger our political culture; for others, they promise civic renewal.

Democracy and New Media Edited by Henry Jenkins and David Thorburn." Cambridge, MA: MIT Press 2003

[Ita] Le nuove tecnologie mediatiche e le nuove relazioni tra i vecchi media stanno generando un profondo cambiamento nella nostra esperienza politica, sociale ed estetica.

I saggi raccolti in questo libro identificano la complessita' della relazione tra la politica e la rete. Alcuni degli autori offrono una interessante prospettiva dell'impatto delle emergenti tecnologie in politica, giornalismo e mondo civile.

Cosa succede se riduciamo i costi di transazione della partecipazione politica, o se aumentiamo l'accesso all'informazione o se espandiamo l'arena della libera discussione?

Per alcuni autori le nuove tecnologie mettono in pericolo la nostra cultura politica, per altri sono la promessa di una rinascita della società...

Recensione: di Mario Bucchich

Le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di fare politica.

Il web e' diventato un potente strumento di influenza politica fornendo l'accesso ai documenti governativi, analizzando le tattiche e ai contenuti delle campagne elettorali, indirizzando il comportamento degli elettori, supportando la diffusione dei messaggi politici.

Henry Jenkins docente e direttore del Comparative Media Studies al M.I.T. e David Thorburn, professore e direttore del Communications Forum, M.I.T. hanno raccolto nel libro interventi autorevoli sulla democrazia e la Rete.

Nel libro si parla di come le comunita' politiche on line crescano maggiormente rispetto a modelli obsoleti di aggregazione sociale; come la tecnologia impatti sulla comunicazione politica, sui media e sulla vita civile; come il flusso di informazioni a livello mondiale evidenzi la differente concezione di democrazia degli USA rispetto agli altri Paesi...

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Di Admin (del 02/04/2008 @ 12:45:24, in News, linkato 120 volte)

In occasione del secondo anno di attività, l’Associazione Culturale LucaniArt bandisce un Concorso Letterario dal titolo “Luoghi e volti di Basilicata”.

Ciascun autore è invitato a rappresentare, attraverso le proprie corde interiori ed emotive, l’odierna realtà territoriale lucana, le dinamiche sociali, le contraddizioni tra arcaicità e modernità dei luoghi, la tensione tra diversità e omologazione in chi è rimasto e la percezione della stessa in chi andando via ha prodotto una frattura con l’origine.

Un esistenzialismo moderno che aiuti a capire il vissuto, i radicamenti e/o i mutamenti della nostra terra. Racconti brevi, reportage, diari, piccole prose e testi poetici, non superiori alle 3 cartelle dattiloscritte, dovranno essere inviati all’indirizzo e-mail lucaniart@libero.it corredati di indirizzo e una breve nota biografica dell’autore.

Ogni autore può partecipare con un massimo di due opere.

Termine per la presentazione dei lavori 15 giugno 2008.

Gli autori selezionati saranno avvisati personalmente e verranno inseriti nell’antologia "Luoghi e volti di Basilicata" che sarà pubblicizzata e divulgata attraverso comunicati stampa e manifestazioni pubbliche in cui saranno invitati a partecipare gli autori stessi.

LucaniArt Magazine: http://lucaniart.wordpress.com

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Di Admin (del 02/03/2008 @ 14:36:31, in ICHnet Database, linkato 125 volte)
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