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 The rhythm masters of the Vesuvio ("O ball' 'ncopp'o tammurr'") represent the the most characteris... di Admin
 
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La musica tradizionale è la colonna sonora dell'identità culturale di un popolo

Ezum Valgemom
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Di Admin (del 20/04/2009 @ 22:26:30, in About us, linkato 984 volte)

 

Il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale sostiene la

Dichiarazione di Friburgo sui Diritti Culturali

e ha aderito all'Osservatorio sui diritti culturali dell'IIEDH dell'Università di Friburgo

[ITA] [ENG]

L'Institut interdisciplinaire d'éthique et
des droits de l'homme (IIEDH)

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Di Admin (del 23/01/2009 @ 09:17:09, in News, linkato 594 volte)
Os museus, estando ao serviço da sociedade, têm o dever de preservar o património cultural, mas também de encorajar a participação da comunidade, desempenhando ao mesmo tempo o papel de educador e mediador cultural e promovendo, especificamente, um melhor entendimento à volta das questões da protecção de e respeito pelo património cultural, tangível e intangível.

 O turismo é essencialmente uma actividade comercial, procurado por vários destinos pelo facto de trazer benefícios económicos. O turismo cultural é também, e antes de mais, uma forma de turismo, que, tal como as outras, envolve o consumo de experiências e produtos. O que se pretende, neste caso, é transformar um bem cultural em algo que o turista poderá consumir.

Serão os objectivos destas duas áreas incompatíveis? Haverá formas de conciliar a obrigação de educar para a preservação do património e a vontade de criar produtos atractivos, comercialmente viáveis e lucrativos? Será que existem objectivos comuns, que possam levar à criação de parcerias para o desenvolvimento de um turismo cultural sustentável?

Em 2009, o tema proposto pelo ICOM para o Dia Internacional dos Museus (18 de Maio) é ‘Museus e Turismo’. Esse será igualmente o tema das VII Jornadas do ICOM-Portugal, a realizar em 28 e 29 de Abril na Fundação Calouste Gulbenkian.

Inviato da: No Mundo dos Museus
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Di Admin (del 15/10/2008 @ 00:43:39, in Agenda, linkato 1322 volte)
In occasione dell’inaugurazione ufficiale della Scuola di Arpa Popolare della Val d’Agri, l’Associazione “Gli Amarimai” ed il “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale” organizzano seminari, concerti e mostre sul tema della Salvaguardia e rivitalizzazione del patrimonio culturale immateriale italiano, con approfondimenti sui beni culturali intangibili della Basilicata.

 La Scuola di Arpa Popolare della Val d’Agri è un’iniziativa dell’Associazione “Gli Amarimai”, che ne ha affidato la direzione didattica al M° Giuliana De Donno, del “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale” ed è sostenuta dal M° Victor Salvi e dalla sua azienda: “Salvi, Maestri liutai italiani”.

La Scuola fa parte del progetto nazionale del “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale” per la salvaguardia, la trasmissione del patrimonio immateriale o per la sua rivitalizzazione nei contesti in cui esso rischia di estinguersi. Progetto a cui partecipano Associazioni, cultori della materia e portatori di tradizione:

Acerenza.info (Basilicata); Carpino Folk Festival (Puglia); Circolo della zampogna (Molise); Gruppo Suoni (Basilicata); La Vietrese (Basilicata); LucaniArt (Basilicata); Galloitalica (Basilicata); Multietnica Europea – Ethnos (Basilicata); Pizzicata (Puglia); Totarella (Basilicata); Demetrio Bruno (Calabria); Luca De Simone (Campania); Massimiliano Morabito (Puglia); Leonardo Pianoforte (Basilicata); Marisa Travascio (Basilicata); Barbara Terenzi (Lazio); Giuseppe Torre (Basilicata).

La manifestazione si svolgerà con il Patrocinio dell’Istituto Centrale di Demoetnoantropologia ( Ministero per i beni e le attività culturali) e della Fondazione Eni Enrico Mattei, la partnership del Conservatorio di musica di Sidi bu Said (Tunisia) e la Scuola di percussioni “Ivano Torre” di Bellinzona (Svizzera).

L’evento coinvolgerà le Istituzioni culturali del Paese, gli amministratori locali, gli studiosi e più di 20 associazioni provenienti dalla Basilicata e da tutta Italia.

PROGRAMMA

Tavola rotonda Mattina, dalle 11:00 alle 13:00 Hotel Theotokos - Viggiano

Salvaguardia e rivitalizzazione del patrimonio immateriale: l'approccio Community-based

L’incontro intende proseguire il percorso iniziato nella precedenti edizioni della tavola rotonda, affrontando le tematiche connesse alla salvaguardia del patrimonio immateriale ed al ruolo delle Comunità, dei gruppi dei singoli in tale azione di custodia.

Il dibattito mirerà a definire e pianificare azioni concrete - da intraprendere sul territorio - per migliorare la capacità della società civile non solo nel salvaguardare i beni “viventi”, ma anche nel “fare cultura dal basso” finalizzata allo sviluppo sostenibile culturale, sociale ed economico del territorio.

Alcuni temi che saranno affrontati:

Quali sono le sfide che le associazioni, le Istituzioni culturali e i policy maker devono affrontare per salvaguardare e rivitalizzare il patrimonio immateriale, nel rispetto della “Convenzione per la salvaguardia del patrimonio immateriale” dell’UNESCO recentemente ratificata dal nostro Paese?

Come si conciliano turismo e attività economiche con la salvaguardia dei “beni viventi”?

Come arginare la trasformazione della cultura in semplice strumento di “animazione sociale” e la tendenza a svuotarla del suo ruolo nella costruzione dell’identità e della diversità culturale, della creatività e dell’innovazione?

Quali approcci e quali politiche culturali possono favorire lo sviluppo sostenibile del territorio?

Presentazione della “Scuola di Arpa Popolare”: la storia, la finalità, il metodo, gli allievi
Pomeriggio - dalle 16:00 alle 21:00 Hotel Theotokos - Viggiano

Mostre, seminari e concerti
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Di Admin (del 08/10/2008 @ 00:00:01, in Agenda, linkato 897 volte)
CAGLIARI, 22 > 24 OTTOBRE 2008

Internet Governance Forum Italia
Sin dalla prima edizione del World Summit on Information Society (WSIS), svoltosi a Ginevra nel dicembre del 2003, l'Italia ha giocato un ruolo chiave nel dibattito internazionale sulla governance di Internet. Uno dei risultati più significativi del WSIS è stato la costituzione dell'Internet Governance Forum (IGF), la cui prima edizione si tenne ad Atene nel 2006. La prossima edizione si terrà a Hyderabad, India, dal 3 al 6 dicembre 2008.

Dialogue Forum on Internet Rights 2
Il Dialogue Forum on Internet Rights 2 (DFIR2), che si svolgerà il 24 ottobre, dà seguito alla prima edizione dell’iniziativa che si è tenuta a Roma nel settembre 2007. L’obiettivo è quello di proseguire nel processo di discussione internazionale sui diritti della Rete, avviato ufficialmente dall’Italia insieme ad altri attori durante l’IGF di Atene, per definire in maniera condivisa un insieme di principi che orientino lo sviluppo democratico ed inclusivo di Internet (il cosiddetto Internet Bill of Rights o Codice dei diritti di Internet).
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Di Admin (del 22/09/2008 @ 00:00:00, in News, linkato 798 volte)

Monthly ICHNews

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Di Admin (del 16/09/2008 @ 00:00:03, in About us, linkato 21073 volte)
Mission

Dear All,

It is our pleasure to welcome you to this website dedicated to the involvement of non-governmental organizations and civil society in topics related with the intangible cultural heritage.

To this purpose in addition we are also in progress of setting up a discussion forum.

The aim of this is to provide information on these issues and to connect interested people, in order to stimulate exchange of information and opinions and views about intangible cultural heritage.

As many know, the UNESCO Convention for the Safeguarding of the Intangible Cultural Heritage represents an important achievement concerning the recognition and advancement of cultural rights. Moreover, it has involved State Parties undersigning it in a consistent exercise towards the identification and study of their intangible cultural heritage.

The Convention recognizes and stresses also the important role of communities, groups and, where appropriate, individuals concerned, in such effort.

The possibility of exchanging experience and knowledge and the comparison with best practices, can help in exploring ways to be adopted or re-tailored to each specific context and help in avoiding mistakes.

Therefore, we hope this space will contribute to the achievement of the recognition of such important part of the cultural heritage which , if not appropriately perceived, may risk to be underestimated or be not identified entirely in its dimension which stands directly with the communities, groups and individuals with whom is its ownership and for whom such inheritance constitutes the legacy through time, from the past to the future throught the present.

ICHNet collaborates with organizations representative of civil society, which are non-governmental and non profit-oriented in nature.

Information and membership form: comitato[AT]intangibleheritagenetwork.net

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Di Admin (del 16/09/2008 @ 00:00:01, in News, linkato 855 volte)
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Di Admin (del 12/09/2008 @ 09:23:04, in News, linkato 964 volte)
[...] Il governo cinese presta sempre attenzione al lavoro della tutela dei beni culturali intangibili.

Negli ultimi anni, seguendo la direttiva di "avere la tutela al centro, mettere in primo luogo il recupero, utilizzare in modo razionale, tramandare e sviluppare", ha svolto in tutte le direzioni il lavoro della tutela.

Il 20 maggio 2006, il Consiglio di Stato Cinese ha ratificato e pubblicato la lista del primo gruppo dei beni culturali intangibili di livello statale, ivi compresi 10 generi e 518 progetti, stabilendo un sistema della tutela a quattro livelli cioè statale, provinciale, municipale e distrettuale.
[...]

05-09-2008 - fonte: Radio Cina International
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Di Admin (del 09/09/2008 @ 16:59:49, in News, linkato 890 volte)
Sabato 20 Agosto

RadioRama Talk, condotta da Danilo Lupo con la partecipazione del professor Eugenio Imbriani dell'Università degli Studi di Lecce, di Maria Teresa Merico del Centro Studi sul Tarantismo e i costumi salentini di Galantina, di Daniele Vigna della Compagnia di Scherma Salentina e di Carlo Trono della webcommunity pizzicata.it e del Comitato per la promozione del patrimonio immateriale.

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Di Admin (del 15/08/2008 @ 23:43:25, in Document, linkato 675 volte)
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Di Admin (del 14/08/2008 @ 21:29:51, in Document, linkato 397 volte)

Percorso fotografico realizzato da Emilia De Simoni in occasione della tavola rotonda "Il ruolo delle comunità e della società civile nella salvaguardia e nella valorizzazione sostenibile del patrimonio immateriale" (Carpino 4 Agosto 2008), promossa da: Associazione Culturale Carpino Folk Festival Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, con il patrocinio della Commissione Italiana per l’UNESCO.

Tratto da:  Intangible heritage Tangible communities

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Di Admin (del 18/07/2008 @ 17:34:04, in Agenda, linkato 10478 volte)
TAVOLA ROTONDA
Il ruolo delle comunità e della società civile nella salvaguardia e nella valorizzazione sostenibile del patrimonio immateriale
Una giornata di riflessione sul patrimonio culturale immateriale, per un impegno concreto e quotidiano delle Comunità e della società civile nella tutela dei diritti culturali e nella protezione, trasmissione e valorizzazione sostenibile dei beni immateriali.

Con il Patrocinio della
Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO




Commissione Nazionale
Italiana



"Safeguard and sustainable enhancement of the intangible heritage:
role of the communities and the civil society"
Roundtable organized by the Associazione Culturale Carpino Folk Festival and the "Comitato per la promozione del patrimonio immateriale" (ICHNet) in Carpino (Foggia), Italy, August 4, 2008.

A one-day event to analyse and reflect on the intangible cultural heritage, for a concrete and permanent daily engagement of the community and the civil society in the safeguard of cultural rights and in the protection, transmission and sustainable enhancement of the intangible cultural heritage.


Promosso da:
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Comitato per la promozione del patrimonio immateriale
Carpino, 4 Agosto 2008
Hotel Bellavista
Via Mazzini 330, Carpino (Foggia)
Programma
Mattina: Tavola Rotonda
Moderatore
Barbara Terenzi, Consigliere Scientifico della Fondazione Basso Sezione Internazionale, Coordinatore del Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani
Relatori
Rocco Manzo, Sindaco di Carpino
Stefania Massari, Soprintendente, Direttore dell'Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma
Ruggero Martines, Soprintendente, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
Emilia De Simoni, Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma
Tana de Zulueta, già Presidente della Commissione Cultura dell'Assemblea Parlamentare Euromediterranea, membro del Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani
Patrizia Resta, Università di Foggia, Cattedra di Antropologia
Antonietta Caccia, Presidente dell'Associazione Circolo della Zampogna
Giuseppe Michele Gala, Presidente dell'Associazione Taranta, Membro del Comitato per la Valorizzazione delle Tradizioni, Direttore didattico dei Laboratori del Carpino Folk Festival
Michele Ortore, Presidente dell'Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Giuseppe Torre, Coordinatore del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale
Dibattito aperto
Pomeriggio: Gruppi di lavoro sui seguenti temi
Come coinvolgere le comunità nel processo di salvaguardia e gestione attiva del patrimonio immateriale?
Come valorizzare in modo sostenibile il patrimonio immateriale? Moderatore: Giuseppe Torre
Quali beni tutelare e come?
A seguire, presentazione dei risultati dei tre gruppi di lavoro. Conclusioni e agenda delle prossime azioni del movimento per la protezione e valorizzazione del patrimonio immateriale.
La partecipazione ai gruppi di lavoro è aperta a tutti, singoli ed associazioni, anche attraverso i Forum del:
Comitato per la promozione del patrimonio immateriale
Associazione Carpino Folk Festival
web community Pizzicata
Per la partecipare ai gruppi di lavoro o ai forum su Internet è necessario inviare un'email a:
comitato@intangibleheritagenetwork.net oppure a info@carpinofolkfestival.com indicando: nome, cognome, recapito telefonico su telefono fisso, eventuale associazione culturale di appartenenza.
L'iniziativa rientra all'interno dalla XIII edizione del Carpino Folk Festival la manifestazione promossa dall'Assessorato al Mediterraneo di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall'Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dalla Comunità Montana del Gargano, dal Parco Nazionale del Gargano in collaborazione con l'Azienda di Promozione Turistica di Foggia e il GalGargano, è prodotta ed organizzata dall'Associazione Culturale Carpino Folk Festival.
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
via Mazzini, 88 71010 Carpino (FG)
tel./fax 0884 326145
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Di Admin (del 15/07/2008 @ 17:15:51, in Education, linkato 278 volte)
Friends of World Heritage
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Di Admin (del 15/07/2008 @ 14:12:16, in Document, linkato 289 volte)
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Di Admin (del 14/07/2008 @ 21:31:23, in Document, linkato 252 volte)
Dear traveller,

The “Responsible Tourist and Traveller” is a practical guide to help you make your trip an enriching experience. The advice is based on the Global Code of Ethics for Tourism of the World Tourism Organization.

THE RESPONSIBLE TOURIST AND TRAVELLER Travel and tourism should be planned and practiced as a means of individual and collective fulfilment.

When practiced with an open mind, it is an irreplaceable factor of self education, mutual tolerance and for learning about the legitimate differences between peoples and cultures and their diversity.

Everyone has a role to play creating responsible travel and tourism. Governments, business and communities must do all they can, but as a guest you can support this in many ways to make a difference:

  1. Open your mind to other cultures and traditions – it will transform your experience, you will earn respect and be more readily welcomed by local people. Be tolerant and respect diversity – observe social and cultural traditions and practices.
  2. Respect human rights. Exploitation in any form conflicts with the fundamental aims of tourism. The sexual exploitation of children is a crime punishable in the destination or at the offender’s home country.
  3. Help preserve natural environments. Protect wildlife and habitats and do not purchase products made from endangered plants or animals.
  4. Respect cultural resources. Activities should be conducted with respect for the artistic, archaeological and cultural heritage.
  5. Your trip can contribute to economic and social development. Purchase local handicrafts and products to support the local economy using the principles of fair trade. Bargaining for goods should reflect an understanding of a fair wage.
  6. Inform yourself about the destination’s current health situation and access to emergency and consular services prior to departure and be assured that your health and personal security will not be compromised. Make sure that your specific requirements (diet, accessibility, medical care) can be fulfilled before you decide to travel this destination.
  7. Learn as much as possible about your destination and take time to understand the customs, norms and traditions. Avoid behaviour that could offend the local population.
  8. Familiarize yourself with the laws so that you do not commit any act considered criminal by the law of the country visited. Refrain from all trafficking in illicit drugs, arms, antiques, protected species and products or substances that are dangerous or prohibited by national regulations.
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MOSTRE-SPETTACOLO E MUSEI:

 

 

I PERICOLI DI UNA MONOCULTURA E IL RISCHIO DI CANCELLARE LE DIVERSITÀ CULTURALI.

 

Un documento di ICOM Italia sottoscritto da AMACI, AMEI, ANMLI, ANMS, SIMBDEA

 

Premessa

Alla metà degli anni Settanta, l’innovazione introdotta dai “nuovi” Assessorati alla Cultura degli Enti locali puntò molto sulle mostre come strumento per innovare le politiche nel campo dell’arte e della cultura e per allargare la base sociale dei suoi pubblici. Fin dai suoi inizi la scelta di privilegiare gli eventi, insieme a un indubbio consenso per lo svecchiamento e la vivacizzazione di un ambito poco toccato dai grandi cambiamenti degli anni Sessanta, suscitò anche perplessità e dubbi sull’effettiva efficacia di un intervento pubblico più disponibile a favorire l’effimero che a riformare le istituzioni culturali esistenti.

 

Questa nuova disponibilità pubblica creò anche le condizioni per l’affermarsi di nuovi soggetti economici, attivi non solo nel campo delle mostre, ma anche in quello della musica, del teatro, dello spettacolo ecc., che iniziarono a influenzare le stesse politiche pubbliche, sovente determinate più dall’offerta che dalla domanda di cultura.

Nel settore delle mostre si è assistito non solo alla loro proliferazione, ma anche a una loro crescente differenziazione, a seconda che a gestirle fossero le istituzioni museali o gli enti, piccoli o grandi operatori privati, che si puntasse sulla valorizzazione delle collezioni esistenti o sulla loro circolazione, sul valore scientifico o sul ritorno economico, generando esposizioni di diversissima qualità e impatto, tanto sul piano economico e occupazionale quanto su quello culturale.

 

Va anche notato che in questo ambito si è assistito a un processo di differenziazione di scala degli eventi, con la concentrazione dei “grandi” eventi nelle mani di pochi gruppi economici, i soli in grado di sostenere la produzione di mostre di grandi dimensioni, dai costi sempre più elevati. La loro principale attrattività risulta legata  all’impatto mediatico che gli ingenti mezzi investiti in comunicazione e promozione suscitano. 

 

Negli ultimi dieci anni, il progressivo ridursi delle risorse pubbliche disponibili, nonostante l’intervento economico di supporto delle Fondazioni ex bancarie, ha finito con esasperare l’alternativa fra le politiche dell’effimero e quelle a favore del patrimonio e delle istituzioni culturali. Le grandi mostre (o mostre-evento o mostre-spettacolo) finanziate dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle Fondazioni ex-bancarie, spesso prive di qualsiasi relazione con la città e con il territorio sono entrate in un’oggettiva quanto impropria competizione con le istituzioni museali locali, depotenziandole, mortificandone l’attività e talvolta anche paralizzandole temporaneamente.

 

Molti professionisti e volontari dei musei italiani sempre più preoccupati per le ricadute di questa tendenza, si sono rivolti alle proprie associazioni chiedendo loro di prendere posizione contro un uso del denaro pubblico che finisce per sottrarre risorse essenziali non solo allo sviluppo, ma anche all’ordinaria gestione delle istituzioni pubbliche permanenti preposte alla conservazione, allo studio e all’esposizione dei beni culturali: i musei.

I punti critici

Le questioni che più toccano la comunità dei professionisti dei musei italiani, che trova rappresentanza in ICOM Italia e nelle altre Associazioni riunite nella Conferenza permanente delle associazioni museali italiane (ANMLI, SIMBDEA, ANMS, AMACI, AMEI), sono  in particolare le seguenti:

 

I problemi etici e deontologici connessi alla pratica di alcuni musei di “noleggiare” le proprie opere a terzi per iniziative espositive.

 

I costi esorbitanti delle mostre blockbuster che tendono a prosciugare i già risicati finanziamenti e ad assorbire quote rilevanti dei sempre più ridotti bilanci della cultura degli enti locali,  a scapito delle istituzioni permanenti, come i musei.

 

La competizione impropria che si determina tra le mostre-evento di natura prevalentemente commerciale e le attività delle istituzioni culturali permanenti, con conseguente drenaggio di risorse e visitatori a danno di queste ultime e conseguente rischio elevato di determinare nel medio lungo periodo una desertificazione culturale e una monocultura dell’evento.

 

L’opportunità che Enti locali e Fondazioni ex bancarie provvedano a investimenti di denaro pubblico così rilevanti su attività dal carattere marcatamente effimero.

Il gruppo di lavoro di ICOM Italia

Il Consiglio direttivo di ICOM Italia, in accordo con altre associazioni dei professionisti dei musei

(ANMLI, SIMBDEA, ANMS, AMACI, AMEI) ha costituito, nella propria riunione del 5 aprile 2008

un gruppo di lavoro sul tema Mostre e Musei, che ha prodotto un documento, approvato a

Mantova il 18 maggio dal Consiglio Direttivo di ICOM Italia e dall’Assemblea dei Soci.

 

Il documento è stato, quindi, firmato anche dalle associazioni: ANMLI (Associazione Nazionale dei Musei Locali e Istituzionali), SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici), ANMS (Associazione Nazionale dei Musei Scientifici), AMACI (Associazione dei Musei di Arte Contemporanea Italiani), AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani).

 

Questo documento, oltre a una serie di analisi, contiene delle Raccomandazioni che ICOM

Italia, e le altre associazioni museali sottopongono alle Pubbliche Amministrazioni e al pubblico

dibattito e confronto.

 

 

1.    Le grandi mostre  (o meglio: le mostre-evento a carattere commerciale, dette anche blockbuster = “spaccabotteghini”) sono un fenomeno affermatosi da più di un secolo; da non rifiutare a priori (perché di per sé esse possono costituire anche un fattore positivo di sviluppo e diffusione della cultura, come lo furono le grandi Esposizioni nel secolo XIX) ma da non lasciar proliferare senza controllo; e, soprattutto, da non confondere con i musei e la loro missione.

 

Le Amministrazioni non possono chiedere ai musei di competere con le mostre evento e con i costi e profitti che esse generano, alla ricerca di una redditività – mediatica, politica, economica – che non corrisponde a quella che prima di ogni altra può e deve offrire il museo, che è invece culturale ed educativa.

 

Come ha evidenziato una recente ricerca commissionata dalla Regione Lombardia all’Università Bocconi su due eventi realizzati nell’arco del 2006 ( la Mostra “Gauguin-Van Gogh: l’avventura del colore nuovo” a Brescia e il Festival della Letteratura di Mantova) : “In Italia ogni anno vengono allestite più di 1600 mostre: per ogni grande successo vi sono decine di dolorosi fallimenti […] i tempi sono maturi per riconoscere che anche nel settore delle mostre, come nel mercato dell’editoria, esistono prodotti differenti che si rivolgono a pubblici diversi: mostre best seller e mostre di nicchia…” . Nell’introduzione alla ricerca si afferma inoltre “che in Italia non vi è spazio per più di due progetti espositivi dotati di caratteristiche simili e allestiti simultaneamente in aree distanti non più di 300 km. Il mercato è piccolo e il pubblico, come si è desunto dai dati sulle frequenze di visita, è prossimo al raggiungimento di soglie di saturazione quasi fisiologiche.”

 

In un precedente saggio (Gli eventi espositivi 1990-2002)  lo stesso autore della ricerca, Guido Guerzoni, osservava che il modello di marketing su cui esse si basano è obsoleto, fondate come sono “sulla convinzione che l’incremento sostanziale del numero di visitatori produca effetti benefici in termini economici. Tale convinzione risulta paradossalmente contraria alle attuali tendenze del marketing management delle imprese, che tende invece a privilegiare la personalizzazione del sistema di offerta, la fidelizzazione della customer-base, la microsegmentazione. [...]

 

Il popolo delle mostre ha un budget di risorse e tempo limitato. É impensabile che tutte le grandi mostre organizzate nel Nord Italia possano avere successo perché il bacino del pubblico è quello che è, e quello rimane: il successo mantovano è pagato da Cremona e Ferrara, quello trevigiano da Trieste e Padova, quello aretino da Siena e Livorno, etc.”

 

Come accertano le molte ricerche sull’argomento, il frammento di popolazione che frequenta manifestazioni artistiche è definito e si limita ad aumentare impercettibilmente di anno in anno. Ne consegue che le mostre tendono inevitabilmente a sottrarre visitatori ai musei e che, come tutti noi abbiamo sperimentato, l’effetto è di medio-lungo periodo.

 

Sulla base dei dati in nostro possesso ci è anche possibile contraddire un’altra argomentazione usata dai fautori delle mostre: il dato che il pubblico toccato per la prima volta dall’arte in queste mostre-evento vada successivamente ad incrementare il pubblico dei musei. Basti citare il caso del Museo di Santa Giulia di Brescia, che prima delle grandi mostre organizzate dalla società Linea d’Ombra era arrivato con le sue attività a sommare 93.759 visitatori (2003), numero che nel 2007 si è drasticamente ridotto a 38.187, ovvero a un livello di gran lunga inferiore a quello raggiunto nel 1998  (48.000 circa).

 

È vero invece che i musei si devono conquistare il proprio pubblico con le attività scientifico-didattiche quotidiane, con propri eventi, con il radicamento profondo nella società che li circonda. E anche con mostre proprie che vedano protagonisti i musei, le loro collezioni, le loro ricerche, i loro restauri, la loro missione.

Per i musei, quindi, le mostre sono un necessario laboratorio di idee e di esperienze: ma a patto che esse siano legate al museo che le produce o che partecipa alla loro produzione.

 

É  noto che gran parte dei musei stranieri organizza proprie mostre, anche con grande successo di pubblico. Viene perciò naturale chiedersi per quale ragione ai musei italiani sia negata tale possibilità di crescita, a tutto vantaggio di spazi espositivi autonomi o di operatori occasionali con finalità di lucro che interagiscono con il museo sollecitando e ottenendo il disallestimento di intere collezioni per cedere spazi a mostre piovute dall’alto.

 

 

Raccomandazione n. 1

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni, alle Fondazioni ex-bancarie e ad altri sponsor/mecenati di distinguere i finanziamenti per le mostre-evento effimere e commerciali  da quelli per le istituzioni culturali permanenti e di finanziare queste ultime con maggiore costanza e altrettanta generosità, visto il loro duraturo  ruolo educativo e sociale  verso i più diversi tipi di pubblico e il dovere di conservare integri (anche moralmente)  i patrimoni dei musei per le prossime generazioni. I finanziamenti agli eventi effimeri non possono soverchiare e annientare quelli alle istituzioni culturali permanenti; pena il rischio di cancellare le indispensabili diversità culturali.

ICOM Italia raccomanda che  i direttori e il personale tecnico-scientifico dei musei siano coinvolti  nella programmazione delle attività espositive anche se realizzate in altre sedi,  partecipino alla loro ideazione e progettazione anche quando esse siano organizzate da soggetti esterni; a tutela della loro scientificità, della valorizzazione delle risorse locali, dei patrimoni del territorio e delle istituzioni culturali locali (musei, università, Associazioni, ecc.); evitando anche che esse siano qualitativamente deficitarie, ripetitive, eteroprodotte e senza valore aggiunto culturale per la città e le sue istituzioni.

 

 

2.      I musei-spettacolo e i loro costi materiali e morali.

Oltre alle “grandi” mostre-spettacolo, nell’ultimo decennio del secolo XX e nel primo del sec. XXI, anche nel mondo dei musei europei si sono sempre meglio delineate  pericolose tendenze dominanti: la costosa spettacolarità di edifici e di allestimenti, che attirano i consensi dei media; la commercializzazione e privatizzazione delle attività; il tentativo di far assomigliare il museo a una impresa for profit.

 

A fronte di tale fenomeno, nel passaggio tra i due millenni si va altrettanto nettamente affermando una economia basata sulla conoscenza e sulla creatività; l’ascesa di nuovi soggetti sociali e quindi di nuovi pubblici; la trasgressione delle frontiere intellettuali; la contaminazione dei saperi; la crescita di città multietniche e multiculturali, le cui comunità chiedono strumenti per ridefinire o definire le proprie identità. Tra questi strumenti un ruolo sempre più importante sembra toccare all’istituzione museo, come luogo di produzione culturale e di rappresentazione delle identità dei nuovi cittadini. I musei sono quindi responsabili di una sempre più diffusa e approfondita opera di educazione, che ha raggiunto segmenti di pubblico, e gruppi sociali che non si erano ancora avvicinati ai musei.

 

Non si deve dunque dimenticare che i musei sono anzitutto un luogo di pensiero, di memoria, di riflessione, di ricerca continua; il che può voler dire anche di contraddizione e di contestazione nei riguardi di tutto quanto li circonda. Se essi possono dunque stare tranquillamente alle regole di un mercato civile, non possono certo assecondare la tendenza a fare di quella economica l’unica cultura riconosciuta.

 

La cultura ha bisogno assoluto della varietà e della complessità, da vivere come una ricchezza e non come un problema. Il rischio che accomuna i grandi musei-spettacolo e le mostre-evento è infatti quello di produrre attorno ad esse la desertificazione culturale, ovvero la perdita di una risorsa fondamentale qual è la diversità.

Ciò significa anche la cessazione delle attività di elaborazione e produzione culturale da parte dei musei. Si tratta di un danno sociale a lungo termine, non sufficientemente percepito, ma esiziale per la società della conoscenza e della formazione. Poiché questo modello di società è l’unico che nel contesto della globalizzazione assicura ancora al nostro Paese un vantaggio competitivo, non si tratta quindi solo di un danno culturale e sociale enorme, ma anche di un vero e proprio danno economico.

 

 

Raccomandazione n. 2

ICOM Italia  chiede alle Pubbliche amministrazioni,  alle Fondazioni ex-bancarie e ad altri sponsor/mecenati di finanziare le attività istituzionali, di ricerca, educative e sociali dei musei per i loro valori  permanenti, evitando di porle in alcun modo in un’oggettiva competizione con eventi espositivi a carattere effimero; in modo tale da affermare sempre più il valore di una cultura non consumistica e di una economia basata sulla conoscenza e la creatività.

 

 

3.    Problemi etici e deontologici, anche in relazione alla missione dei musei contemporanei.

Le domande che ci poniamo sono gravi: dove stanno andando alcuni grandi musei? É  ammissibile che essi prestino a pagamento le proprie opere? 

Il Codice di deontologia dell’ICOM per i musei, vigente dal 1986, all’art.2.16 enuncia chiaramente il principio che “le collezioni dei Musei sono state costituite per le comunità di cittadini e non devono essere in nessun caso considerate degli attivi finanziari.”  Il prestito a pagamento rischia di introdurre nei musei un pericoloso slittamento di senso dello stesso status delle collezioni e l’idea che esse siano costituite da oggetti commerciabili e non da beni inalienabili. Il presidente del Comitato ICOM per la deontologia, Geoffrey Lewis, ha sempre affermato che le collezioni dei musei devono essere considerate un patrimonio comune e perenne, per principio inalienabile. Ovvero diremmo noi, una risorsa non rinnovabile, che pertanto esige una politica orientata alla sostenibilità.

 

Il prestito di opere a pagamento, oltre a comportare il rischio di una lievitazione generale dei costi delle mostre, e conseguentemente a emarginare le istituzioni che non hanno le risorse necessarie per sostenere anche questo costo, si colloca in una logica di mercato privato dei beni culturali, antitetica al concetto stesso di museo come pubblico servizio. Il museo è un servizio pubblico, perché finanziato con risorse pubbliche e perché è aperto e posto a disposizione del pubblico che contribuisce alla formazione delle sue collezioni, alla loro conservazione, al loro studio e alla loro comunicazione ed esposizione, acquisendo il diritto che esso operi al servizio della società e del suo sviluppo.

Nel momento in cui le collezioni, fondamento e ragion d’essere del museo, sono piegate a una logica di pura redditività il fine pubblico del museo passa in secondo piano, sostituito da una logica di profitto privato.

 

 

Raccomandazione n. 3

ICOM Italia chiede ai musei italiani privati e pubblici di non praticare le loan-fees sui prestiti delle proprie opere a mostre, in modo da non mettere a rischio il valore immateriale e non commerciale dei beni culturali, anche in ossequio al dettato delle recenti modifiche al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che vietano di considerare i beni culturali come merce e  per non essere costretti, in un momento di progressiva riduzione delle risorse pubbliche, a prendere decisioni motivate esclusivamente da un immediato beneficio economico e non da considerazioni di opportunità culturali.

ICOM Italia si impegna a porre questa questione in sede internazionale al Comitato per la deontologia dell’ICOM, avviando sin d’ora i contatti con i Comitati ICOM nazionali e internazionali affinché questo impegno coinvolga i musei e i professionisti di tutti i paesi interessati.

 

 

4.    Costi, vantaggi e problemi economici.

Le mostre di massa non sono operazioni redditizie per la collettività, non si autofinanziano mai completamente, e richiedono perciò cospicui contributi in denaro da parte degli enti pubblici, non di rado superiori al 50% del loro costo. Anche le vantate ricadute/benefici sul territorio sono state, come indicato dai risultati di ricerche specifiche, molto inferiori alle aspettative, limitate a categorie economiche che raramente partecipano alla copertura del costo e comunque di breve durata. 

A fronte dell’esborso richiesto alla collettività, i processi decisionali connessi a tali eventi sono quasi sempre del tutto estranei alla comunità di riferimento, anche economica, poiché la loro organizzazione “chiavi in mano” è affidata interamente ad attori esterni alla comunità stessa.

Anche il decantato ritorno in termini di marketing turistico risulta opinabile, muovendo tipologie di visitatori con bassissima ricaduta territoriale (turismo giornaliero “mordi e fuggi”).

Effetti positivi e permanenti sul turismo si possono viceversa ottenere con la valorizzazione di quanto di peculiare ogni sito conserva e che nei musei locali ha un punto di forza.

L’investimento sui musei è un beneficio duraturo per le città; come hanno dimostrato, ad esempio, i grandi investimenti in Germania sui vecchi e nuovi musei a Berlino e a Monaco di Baviera.

 

 

Raccomandazione n. 4

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni, ai privati gestori dell’organizzazione delle mostre  e alle Fondazioni ex-bancarie di rendere pubblici e trasparenti i bilanci delle mostre e di svolgere indagini prima e dopo le mostre sul gradimento del pubblico e sull’impatto turistico, economico e culturale complessivo sul proprio territorio di tali eventi, anche nel medio-lungo periodo. Ovvero di adottare metodi di indagine e indicatori di successo o insuccesso complessi, quali i Balanced Scorecards (BSC), superando i limiti della contabilità economico finanziaria tradizionale.

 

                                                                                                       

5.    Gli effetti “collaterali sulle istituzioni permanenti (musei, biblioteche, teatri,…).

Per recuperare risorse economiche da destinare alle mostre-evento le Pubbliche Amministrazioni molto spesso procedono diminuendo i fondi destinati ai musei, anche riducendoli alla mera sopravvivenza; non di rado tenendoli chiusi, o trovandosi costretti a diminuirne l’orario di apertura.  Sempre più spesso per trovare uno spazio alle mostre  si è arrivati addirittura a smantellare allestimenti museali onerosi, finanziati dalle stesse Pubbliche Amministrazioni, o sono stati realizzati edifici semipermanenti, destinati a ospitare i servizi commerciali delle mostre, anche in aree di interesse monumentale, vincolate dalle Soprintendenze.

Casi del genere si contano numerosi, e negli ultimi dieci anni hanno coinvolto tra gli altri, ad esempio, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, il Museo Civico di Bassano e il Museo di Santa Giulia a Brescia.

 

Quando un museo viene smontato e le collezioni sono ricoverate nei depositi per far posto ad attività effimere come le mostre, i donatori, una risorsa fondamentale per assicurare la continuità dell’attività collezionistica di un museo, se ne allontanano, con danni che si risentono a lungo termine.

 

Un esempio di desertificazione culturale e di danno collaterale al sistema museale locale è quello di Treviso, dove una lunga sequenza di mostre blockbuster ha messo in ginocchio la fragile realtà museale locale, che a distanza di anni stenta ancora a riprendersi. Studi approfonditi del CISET, il Centro internazionale di studi sull’economia del turismo, commissionati dalla Provincia di Treviso, hanno dimostrato che l’economia turistica della Marca Trevigiana non ha tratto alcun beneficio duraturo da tali mostre e che, viceversa, la lenta crescita di arrivi registrata negli ultimi anni è dettata sì da fattori “culturali”, ma connessi al patrimonio e alla valorizzazione delle peculiarità territoriali.

 

Un ulteriore esempio di ciò che non deve accadere e degli effetti della crisi finanziaria in cui vertono i musei a fronte di investimenti poco lungimiranti in eventi di natura temporanea, ci viene dallo Stato, ovvero da quanto è accaduto in occasione delle festività di aprile e maggio 2008, quando il Ministero (imitato anche da molti Comuni) non è stato in grado di tenere aperti i musei a causa della mancanza di personale o dei fondi necessari a pagare gli straordinari. Le proteste dei turisti e dei visitatori delusi a Firenze e a Napoli hanno raggiunto con rabbia i responsabili e tutti i media. Gli operatori turistici hanno quantificato i considerevoli danni economici: solo a Firenze essi sono stati stimati in circa 2,5 milioni di Euro per la sola chiusura il 1° maggio degli Uffizi e dell’Accademia.

 

Parrebbe superfluo ricordare, ma non lo è, che le Pubbliche Amministrazioni sono impegnate dallo stesso dettato costituzionale a preservare le “biodiversità” nel vasto campo delle attività culturali. Le mostre commerciali che drenano risorse e visitatori ai musei rappresentano un fattore concreto di rischio,  in quanto favoriscono di fatto la desertificazione culturale e la monocultura dell’evento spettacolo.

 

I cittadini, oggi più che mai, chiedono ai musei di preservare e rappresentare le identità locali e vedono nei propri musei lo scrigno dei tesori del proprio territorio, emblema di un senso di appartenenza a un territorio e a una comunità. Le comunità chiedono strumenti per ridefinire o definire le proprie identità. Tra questi strumenti i musei possono svolgere un ruolo di primaria importanza se posti nelle condizioni di sviluppare attività rivolte innanzitutto al pubblico di prossimità, ma tali anche da favorire un turismo di qualità che, se diffuso e commisurato alle capacità ricettive di un territorio, costituisce un fattore di sviluppo durevole e di crescita civile e culturale. Esempi di “protezionismo” anche eccessivo stanno a dimostrarlo: in Sicilia e in Calabria alcuni Comuni hanno rifiutato di prestare i loro capolavori archeologici alla mostra promossa a Mantova in questi mesi; a Firenze si è contestata duramente la partenza di capolavori degli Uffizi verso il Giappone. Si tratta di elementi di riflessione da non sottovalutare, segnali di un “orgoglio” che va meglio motivato e che soprattutto non può essere limitato alle pur significative denunce dei danni subiti dagli operatori turistici.

 

Raccomandazione n. 5

ICOM Italia chiede alle Pubbliche amministrazioni e alle Fondazioni ex-bancarie di incrementare e, comunque, di non ridurre i finanziamenti destinati ai musei e alle loro attività primarie, evitando di finanziare solo eventi temporanei e di impegnarsi al fine di evitare che una “monocultura”,  come quella delle mostre-spettacolo si espanda distruggendo il differenziato patrimonio genetico dei territori culturali.

ICOM-Italia chiede alle pubbliche amministrazioni di valutare la sostenibilità delle politiche culturali nel loro complesso  ponendo attenzione alla diversità delle culture locali, nello spirito del dettato costituzionale dell’art. 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura  […]  Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

 

 

 

6.    La distorsione delle percezioni dei valori storico artistici e culturali.

La monetizzazione continua e insistita (esplicitata dalla valutazione in denaro delle opere esposte anche durante le visite guidate !!!) porta il pubblico (soprattutto i giovani) a credere che i beni culturali siano una specie particolare di merce. L’esaltazione delle opere d’arte feticcio porta poi a considerare tutte le altre invisibili, ininfluenti. Con la conseguente perdita dei valori e dell’importanza dei contesti storici, artistici, naturalistici, per la conservazione dei quali abbiamo tanto lottato.

 

L’isolamento dei capolavori è un retaggio di matrice idealistica che ha già prodotto troppi danni nella nostra cultura per poter ancora influenzare, sia pur inconsapevolmente, le scelte pubbliche e private in materia di patrimonio culturale.

Un ulteriore danno collaterale è dettato dalla distorsione che tali mostre generano nella stessa percezione dei “valori” dei diversi fenomeni culturali. La sovraesposizione mediatica di correnti come l’Impressionismo ha, per esempio, radicato nel pubblico la convinzione, priva di fondamento, che in quel periodo si siano concentrati i migliori artisti di tutti i tempi.

 

Come afferma Guido Guerzoni commentando “Gli eventi espositivi 1990-2002”:… “le mega-mostre […] hanno destabilizzato gli equilibri del settore, modificando la nozione stessa di “fruizione culturale” nel pubblico più ampio, che rischia di assimilare il “consumo culturale” a una qualsiasi altra forma di consumo, snaturando il ruolo e le funzioni di molte istituzioni e vanificando i tentativi di operare un riequilibrio tra centri e periferie, metropoli e provincie, tra istituzioni antiche e recenti, tra piccole e grandi realtà”. [...] I centri di piccole e medie dimensioni, che costituiscono l’ossatura del sistema di offerta nazionale, sono stati le prime vittime del processo di spettacolarizzazione e mediatizzazione delle attività culturali iniziato negli anni ’80…”.

 

Il più irreparabile e il più grande dei rischi per i musei è, inoltre, quello di perdere agli occhi del pubblico il loro status simbolico di contenitore di valori non mercantili, non scambiabili, necessari alla conoscenza della storia umana, e al riconoscimento della propria appartenenza sociale.  Non è tanto da temere la perdita degli sponsor o dei visitatori, ma la fuga dei mecenati, dei donatori, dei collezionisti, dei cervelli, dei volontari; e, peggio ancora, delle opere che i musei conservano.

 

 

Raccomandazione n. 6

ICOM Italia  richiama i musei pubblici e privati a porre attenzione, nello svolgimento delle proprie attività didattiche, culturali e di comunicazione con il pubblico, al ruolo/status del Museo come contenitore di valori non mercantili, non scambiabili, necessari alla conoscenza della storia umana; a non creare opere-feticcio a scapito delle altre, con il rischio di arrivare a una omologazione monoculturale; e a spingere i musei a coltivare e incoraggiare i volontari, i donatori, i mecenati, i collezionisti, gli studiosi, i quali sono una parte di pubblico determinante per il futuro dei musei stessi.

  

Milano, 14 giugno 2008

http://www.icom-italia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=223&Itemid=186

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:06:00, in News, linkato 254 volte)

26.07.08 A GENOVA

Al Goa-Boa Festival con il concerto di Manu Chao di sabato 26 luglio 2008 a Genova per celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e per invitare tutti a fare qualcosa di concreto per difenderli e promuoverli.

L'iniziativa è sostenuta dal Comitato nazionale per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani promosso dalla Tavola della Pace, dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i diritti umani, dal Centro diritti umani dell'Università di Padova, dal Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani, dal organizzatori del Goa-Boa, l’Associazione Psyco e da centinaia di associazioni ed enti locali.

Il Comitato nazionale, in sintonia con l’Onu, ha promosso l’Anno dei Diritti umani sollecitando l’impegno concreto del mondo politico, del Governo, del Parlamento, di tutte le istituzioni pubbliche, accademiche e culturali, degli organi d’informazione e in particolare del servizio pubblico radiotelevisivo, degli enti locali e regionali, delle scuole, dei sindacati e dell’intera società civile. In quell’occasione, a pochi giorni dall’inizio delle olimpiadi 2008 di Pechino, il Comitato lancerà un forte appello per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo, cominciando dal nostro paese e dalle nostre città.

Tutti siamo coinvolti. La difesa dei diritti umani è una responsabilità di tutti e di ciascuno: non la possiamo affidare ad altri.

Da Genova partirà una vasta mobilitazione che culminerà il 10 dicembre 2008, giorno in cui ricorre il 60° anniversario della proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani effettuata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948. Tutti sono invitati a partecipare promuovendo una iniziativa a favore dei diritti umani: convegni, dibattiti, proiezioni, concerti, manifestazioni, spettacoli teatrali, performance, gare sportive...

Il concerto del 26 luglio ospiterà interventi di attivisti dei diritti umani e di personalità della cultura e dello spettacolo. Giuliano Montaldo girerà dal palco il primo cortometraggio del film collettivo no-profit ALL HUMAN RIGHTS FOR ALL: 30 corti ispirati ai 30 articoli della Dichiarazione Universale, prodotto dall’Associazione Rinascimento nell’ambito del progetto “Human Rights Day 2008” che ha come principale obiettivo quello di coinvolgere nella campagna di sensibilizzazione anche il mondo del cinema, della televisione, della musica e dello spettacolo.

Per saperne di più clicca su www.perlapace.it

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Di Admin (del 22/05/2008 @ 18:06:00, in Education, linkato 304 volte)

 

Tools for Teaching

Provides ideas and resources for educators to inspire their use of italian traditional music and dance.

Free resources:

  • Audio Explore: Italian history and culture through song lyrics, dance, and instrument demonstrations.
  • Videos  Explore: Watch music performances, instrument demonstrations, and interviews.
  • Education Kits: Educational resources from ICHNet.
  • Connecting Cultures: music of the Mediterranean: North Africa, Southern Europe and the Western reaches of Asia.
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Di Giuseppe Torre (del 22/05/2008 @ 18:05:00, in Document, linkato 1315 volte)
Article 15 – Participation of communities, groups and individuals

Within the framework of its safeguarding activities of the intangible cultural heritage, each State Party shall endeavour to ensure the widest possible participation of communities, groups and, where appropriate, individuals that create, maintain and transmit such heritage, and to involve them actively in its management.

CONVENTION FOR THE SAFEGUARDING OF THE INTANGIBLE CULTURAL HERITAGE
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